CAIVANO. Il centro “Pino Daniele” è l’occasione di riscatto per tutti eppure alcune associazioni locali e la sinistra continuano a gettare fango Polemiche becere da parte di quanti volevano "gestire" l'impianto

Torna sui giornali la polemica contro il centro sportivo “Pino Daniele”. E’ ancora pregna di menzogne e veleno portata avanti da associazioni per che decenni hanno usato (e tuttora usano) le palestre delle scuole. Tre sono le associazioni alfiere del negazionismo rispetto al cambiamento in atto a Caivano: la Phoenix Volley Caivano, il Jirafa basket e si è unito al coro anche il tennis Campiglione.

Si vuole far passare il messaggio che il “Centro Pino Daniele” non funzioni e non svolga anche il ruolo sociale per il quale è stato realizzato ovvero catalizzare l’attenzione dei ragazzi, indurli a praticare sport, aiutare le famiglie a togliere i giovani dalla strada.

C’è anche tanto altro.

Il centro sportivo “Pino Daniele” darà alla città di Caivano, conosciuta per essere stata la piazza di spaccio più grande d’Europa, una nuova immagine: il riferimento sportivo della Provincia e forse della Regione.

La mission è ispirare attraverso lo sport anche la rappresentazione e la percezione del resto dello spazio intorno a lui, cambiandolo in meglio. Il posto assumerà un’altra luce e saranno restituiti i colori a quei luoghi che per troppo tempo sono rimasti al buio. L’ obiettivo principale è quello di coordinare e sviluppare attività volte a sostenere e promuovere lo sport di base, incrementare la pratica sportiva, valorizzarne il ruolo educativo e l’integrazione sociale su tutto il territorio.

Insieme alle Fiamme gialle della Polizia di Stato, cioè agli atleti delle federazioni sportive nazionali, la Società “Sport e Salute” si occupa della gestione.

Il centro sportivo “Pino Daniele” che  è operativo da ottobre 2024, ha già dato un’occupazione a quaranta persone con profili professionali diversi, ma nel tempo potrà ampliare la offerta di lavoro ed assumere ancora. Sono preferiti i profili professionali del territorio.

In estate, con l’attivazione del campo estivo il numero di operatori potrà certamente aumentare. Attualmente è persino attivo un corso di formazione per creare le figure professionali idonee a lavorare in tutti gli ambiti sportivi. Insomma, in città dove prima c’era degrado, delinquenza e morte ora c’è una struttura avveniristica sana dalle grandi potenzialità.

Ciò determina evidentemente costi di gestione alti un’organizzazione vicina alla perfezione nelle mani di manager pubblici che sono riferimenti del Governo e nello stesso tempo devono modulare i rapporti con le istituzioni, con l’utenza per quaranta discipline, con il personale nelle sue varie articolazioni, con i manutentori esterni degli impianti, con fornitori e consulenti esterni, in ultimo con i media. Tutto questo mentre continuamente si progettano eventi e si programma il campo estivo. Durante le feste di Natale  è stata istallata la pista di pattinaggio sul ghiaccio per la prima volta a Caivano che ha visto ben 10 mila ingressi. Diecimila!

Nonostante ciò, questa struttura eccellente ed i suoi operatori sono costantemente denigrati per motivi beceri, talune volte politici, altre volte delinquenziali.

Innanzi tutto è falso che il centro non funzioni. Attualmente, le numerose attività sportive sono frequentate da 1200 iscritti e sono ben 150 i ragazzi che non pagano perché hanno un Isee familiare al di sotto di una soglia minima. Ultimamente è stata anche sottoscritta una convenzione con i giovani studenti della facoltà di Scienze Motorie  che si è insediata a Caivano.

Non è vero che il centro è aperto solo ai ricchi. Milleduecento iscritti non sono certo milleduecento ricchi. Caivano non è  Montecarlo. Ad ogni modo, anche le rette mensili sono evidentemente inferiori a quelle praticate in media. Vi sono riduzioni per i familiari con abbonamento attivo.

E quindi smentita la prima ridicola balla.

Sulla questione oltre ai detrattori caivanesi, ed al deputato Marco Sarracino del Pd, una figuraccia l’ha fatta pure il Presidente della Regione Campania De Luca. Quando gli hanno riferito che il centro Pino Daniele non prendesse i voucher della Regione cioè i buoni di 400 euro per far praticare sport ai ragazzi delle famiglie con Isee basso, non gli hanno raccontato tutta la storia.

La verità è che  il regolamento regionale prevede che i soldi siano rimborsati alle Associazioni sportive campane, solo che la Società “Sport e salute” che gestisce il “Pino Daniele” è una partecipata del Ministero dell’economia ed ha sede legale a Roma.

Bisognerebbe sapere i fatti prima di sparare cazzate. Proprio la dirigenza del centro “Pino Daniele” ha chiesto all’Assessore allo sport Lucia Fortini una deroga al regolamento per poter usufruire dei voucher regionali. La risposta dell’assessore regionale non è ancora arrivata.

La Regione ha negato la deroga regolamentare al centro sportivo di Caivano però lo stesso Presidente della Regione De Luca ha criticato la gestione del “Pino Daniele” perché non prende i voucher.

Questo modo di fare politica fa schifo. Se c’è qualcuno che ha danneggiato i caivanesi è la Regione Campania.

Ad ogni modo, per particolari esigenze e situazioni, la gestione del Centro sportivo è aperta all’accoglienza dei ragazzi che non hanno possibilità pur di toglierli dalla strada. Anche se va scritto che per praticare le arti marziali la retta è di 20 euro al mese.

Anche rispetto all’approccio alla disabilità ed all’inclusione è in cantiere un progetto insieme all’Azienda Speciale (ex ambito 19) dei Comuni di Crispano, Caivano, Cardito ed Afragola. Infine, ma solo per esigenze di sintesi, va scritto che tutte le scolaresche del territorio possono usufruire degli impianti per le ore di educazione fisica, oltre al fatto che una parte del centro è aperta per praticare gli sport di strada a cominciare dallo skate. C’è pure un campo di basket libero.

C’è da fare un’operazione verità che si contrappone alle menzogne dei detrattori locali. Tra le più accese avversarie del Centro sportivo vi sono la Phoenix volley Caivano, l’associazione Jirafa basket ed il Tennis Campiglione. Sin dal primo giorno hanno cercato di far passare il messaggio distorto che il “Piano Caivano” non funziona. E’ una questione politica poiché sono tutti in qualche modo attigui  alla  sinistra che ha  governato gli ultimi  trent’anni. D’altronde spesso le proteste della Phoenix Caivano sono state riprese dal sindaco Enzo Falco sciolto per camorra.

Queste associazioni volevano prendere in gestione i campi e gli spazi del Centro Pino Daniele pagando (forse) un canone irrisorio. Anzi volevano che si realizzassero impianti per le loro esigenze.

Non gli è bastato usufruire delle palestre delle scuole senza pagare i reali costi di gestione per decenni. Adesso vogliono gli impianti nuovi. Dicono di essere realtà storiche eppure con 400 iscritti, la Phoenix Caivano non è riuscita a fittare un impianto.

Per esempio, con 400 iscritti a trenta euro ciascuno, si ricavano 12 mila euro al mese. Per nove mesi, sono 108 mila euro all’anno. Se pure la Phoenix avesse il 70 % di spese, le resterebbero circa 32 mila euro, al netto del fatto che l’associazione avrà sicuramente degli sponsor e soprattutto non può fare profitto. Si calcolano spese per il 70% perchè sicuramente  i tecnici ed i dipendenti sono assunti con i contratti previsti dalle categorie.

I gestori della Phoenix con 30 mila euro all’anno di utile netto potrebbero chiedere un mutuo, ma anche un finanziamento agevolato attingendo ai fondi per lo sport. Invece non fanno nulla: non presentano progetti, non fanno leggere le proprie carte e vogliono l’assistenzialismo puro.

Se hai 400 rette e non riesci manco a fittare un impianto forse sarebbe il caso che queste carte venissero lette da qualcuno. Anche se la mentalità è sempre assistenziale, lontana dalla managerialità sportiva.

Com’è accaduto per la Palestra della scuola Don Milani: appena ristrutturata con 150 mila euro dei contribuenti è stata concessa alle associazioni senza chiedere nulla in termini di manutenzione, utenze e pulizie. In pratica funziona così: le associazioni prendono le rette mensili, ma se scassano, sporcano, deteriorano paga il Comune quindi tutti i contribuenti con i soldi delle tasse. Questa è la logica.

Siamo pronti a pubblicare le fatture per la pulizia e la manutenzione pagate in dieci anni dalle associazioni  che usano le palestre e fare una smentita.

Quelli del Tennis Campiglione poi chiedevano di fittare i campi di tennis per qualche ora, senza un abbonamento e senza una continuità, salvo poi incassare in proprio la retta mensile. I furbacchioni avrebbero pagato per un’ora circa sessanta euro, salvo poi far allenare più bambini.

Non può tacersi che tutti questi illuminati sportivi delle Associazioni non hanno presentato mai progetti alla Società che gestisce il centro Pino Daniele. Chiedono i campi e basta. Va anche detto che al centro non sono stati attivati corsi di volley e basket, quindi le associazioni non possono nemmeno lamentarsi per la concorrenza.

Bando alle polemiche inutili di gente abituata a ricevere senza dare, il  centro funziona bene ed è solo all’inizio. E’ utile alla rinascita insieme ai tanti interventi sul territorio. E’ il simbolo del riscatto. E’ l’alternativa alla camorra ed alle devianze. Per questo non piace  nemmeno ad una parte minoritaria della popolazione che vivacchiava ed amministrava nell’illegalità.

Basta ipocrisie. Se il centro fosse passato nelle mani del Comune, ognuno avrebbe fatto i porci comodi ed intascato i massimi profitti sotto forma di associazione, salvo poi abbandonare la struttura dopo averla spolpata. E’ già accaduto. La Delphinia data in appalto è stata sfruttata come una giovane puttana: abbonamenti gratis ai papponi e gestione allegra, fino a quando era godereccia. Poi è stata abbandonata.

Bisogna ripristinare la verità. La storia è cambiata.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

RSS
Follow by Email
Telegram
WhatsApp